neve scolpita
in un raggio di sole
ti lasci andare
arte fugace
non teme il divenire
a primavera
cadrà altra neve
rifiorirà l’inverno
di fantasìa
mano d’artista
ridarai ancora vita
al bianco manto
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Luigi e Flavia
Immagine scattata da Flavia al Dolomites Snow
Festival di S. Candido
(scultura fuori concorso)
Nella letteratura giapponese, gli Haiku
rappresentano una parte molto importante e caratteristica dell'essenza più
profonda della cultura nipponica.
La condizione alla base di questo tipo di poesia è la convinzione
dell'inadeguatezza del linguaggio, rispetto al compito di testimoniare la
verità. C'è molta cultura Zen alla base della poesia Haiku, il cui intento è
quello di far tornare il linguaggio alla sua essenza pura, ovvero alla sua
nudità
Nessuna manifestazione del reale, neppure la più semplice, è indegna di essere
trattata dai Maestri di Haiku: in ogni cosa è l'energia vitale a svelarsi alla
mente, se questa è scevra da schemi e pregiudizi, dalle proprie abitudini e dai
limiti del razionale. E poiché l'energia vitale è movimento, anche l'Haiku,
seppure nella sua semplicità, dovrà permettere a questo movimento di
esprimersi, attraverso le sillabe, e di esprimere a sua volta la comunione,
l'esigenza dell'uomo di essere tuttuno con la natura.
Anche se veicolo di questa comunione, l'Haiku, però, non diventa mai semplice
descrizione realistica, ma và sempre interpretato come testimonianza di una
visione che va appunto oltre gli schemi di cui sopra.
Esistono almeno due modi di scrivere Haiku che danno vita a due stili diversi.
Il primo stile è caratterizzato dal fatto che uno dei tre versi (normalmente il
primo) introduce un argomento che viene ampliato e concluso negli altri due
versi.
Il secondo stile produce Haiku che trattano due argomenti diversi messi fra
loro in opposizione o in armonia. Questo secondo stile può attuarsi con due
modalità: il primo verso introduce un argomento, il secondo verso lo amplia e
lo approfondisce, il terzo verso produce un'opposizione di contenuto, un
capovolgimento semantico che in qualche modo ha però relazione con il primo
argomento. Questo sbalzo semantico può anche essere sottilissimo.
Ma potrebbe anche essere che il primo verso introduce un argomento, e sono i
due versi successivi che introducendo un nuovo argomento lo mettono in
relazione con l'argomento trattato nel primo verso (in opposizione o in
armonia).
Basho, uno dei massimi poeti di Haiku, dopo aver letto una composizione del
discepolo Kikaku, gli disse:"Hai la debolezza di voler stupire. Cerchi
versi splendidi per cose lontane; dovresti trovarli per cose che ti sono
vicine".
Nelle poesie di Basho l'intera natura è chiamata ad esprimersi: l'acqua, le
rocce, i fiori, il sole, le nuvole e le stelle, gli animali, le piante, il mare
e il vento e insieme a tutto ciò, il dolore e la gioia dell'uomo. Tutto è Kami, divinità, e al cospetto
del divino il poeta si colloca, anima e corpo in un'unità inscindibile, nella
condizione estatica della contemplazione.
L'Haiku è nato in Giappone nel XVII secolo.
Deriva dal Tanka, componimento poetico di trentun sillabe.
Si scrivevano poesie Tanka già nel IV secolo. Il Tanka è formato
da cinque versi con una quantità precisa di sillabe per ogni verso: il primo
verso contiene cinque sillabe, il secondo sette sillabe, il terzo cinque
sillabe, il quarto sette sillabe, il quinto sette sillabe. Eliminando gli
ultimi due versi si è formato l'Haiku.
Una catena di Haiku descrive qualcosa che accade. In qualche modo, gli Haiku diventano correlati, come facenti parte di un tutto. Non appaiono più assolutamente finiti, ma relativamente finiti. Sono singoli poemi che in sequenza "raccontano". Diventano narrativi.